Il sorriso rubato della Birmania
Il Myanmar, ancora chiamato da molti con il suo vecchio nome di Birmania, è uno di quei luoghi che una volta attraversati, restano dentro e non ti lasciano più andare. Chi ci mette piede spesso se ne va con la sensazione di aver sfiorato qualcosa di raro.
La prima volta che arrivai non sapevo davvero cosa mi sarei trovato davanti. Non avevo studiato molto il Paese prima di partire, e a dire il vero preferisco sempre così. Troppa preparazione rischia di trasformare il viaggio in una lista da spuntare. Io preferisco lasciare spazio al concreto e non alle aspettative. Dopo tanti anni in giro per l’Asia ho smesso di sentirmi un semplice turista.
Erano anni diversi da quelli di oggi. Nel Paese non esisteva ancora una vera rete di bancomat. Si viaggiava con dollari perfetti, senza pieghe, senza segni, perché bastava un piccolo difetto per vederseli rifiutare ai money changer. Gli ATM comparvero solo più tardi, inizialmente quasi soltanto negli aeroporti e in poche città. Muoversi nel Myanmar di allora aveva qualcosa di più incerto, più difficile, e forse proprio per questo più autentico.
Quello che mi colpì immediatamente furono i sorrisi. Non quelli di circostanza che si incontrano in tanti luoghi turistici, ma sorrisi pieni, luminosi, quasi disarmanti. Probabilmente i più puri che abbia mai visto nei miei viaggi.
Incontri lungo la strada
A Bagan ricordo una ragazzina che girava tra i templi vendendo piccoli souvenir per i visitatori. Quei gadget che normalmente i viaggiatori comprano senza pensarci troppo. Lei invece si fermò a parlare. Curiosa, diretta, con quell’energia tipica dei bambini che crescono per strada, tra viaggiatori, e imparano presto a leggere il mondo. Non ricordo nemmeno cosa vendesse esattamente, ma ricordo il suo sorriso e i suoi occhioni vispi mentre cercava di raccontarmi qualcosa della sua vita tra le pagode e la polvere della pianura.
Un’altra volta un giovane monaco mi invitò a visitare il monastero dove viveva. Non stava organizzando una visita, era semplicemente curioso di praticare un po’ di inglese. Camminammo tra corridoi silenziosi di tek, stuoie di bambù e piccole stanze spartane dove i monaci trascorrevano le giornate tra studio e meditazione. Parlava piano, con una gentilezza naturale, mentre fuori il sole cadeva sui tetti dorati delle pagode.
Poi ci sono le immagini che restano impresse quasi senza motivo. Un padre che tiene stretta la sua bambina e accetta con entusiasmo di farsi fotografare. Lei ride, lui si mette in posa con un sorriso pieno di orgoglio, con quell’espressione semplice e potente di chi guarda la propria figlia come se fosse la cosa più bella mai creata al mondo.
E ovunque, sui volti delle persone, quella polvere giallastra di thanaka stesa sulle guance e sulla fronte. Una tradizione antichissima, usata come protezione dal sole e diventata ormai uno dei simboli più riconoscibili del Paese. Sui volti sorridenti dei bambini e delle donne assume forme quasi decorative: cerchi, foglie, strisce dipinte con una naturale eleganza.
Lunghi, interminabili viaggi
Viaggiare in Myanmar significa anche accettare una certa dose di fatica. Ricordo un lungo viaggio in treno da Yangon verso il sud del Paese. Ore interminabili su un vagone che sembrava più una giostra che un mezzo di trasporto.
Il treno sobbalzava continuamente sulle rotaie, saltando così tanto che a volte si finiva quasi sollevati dal sedile. Dopo qualche ora la schiena iniziava a protestare seriamente. Eppure nessuno sembrava farci troppo caso. I venditori salivano alle fermate con sacchetti di cibo, i bambini si affacciavano curiosi dai finestrini, e la campagna birmana scorreva lenta fuori dal vagone. Non era un viaggio comodo, ma era uno di quei momenti in cui capisci davvero dove ti trovi.
Oppure la barca da Mandalay a Bagan. Ci vollero molte ore, non ricordo più quante esattamente, ma fu uno dei viaggi che porto ancora dentro con grande nitidezza. La barca avanzava lenta lungo il fiume, fermandosi quasi ad ogni villaggio. La gente saliva e scendeva portando con sé merci, cibo, piccoli oggetti quotidiani, mescolandosi con estrema naturalezza alla vita del battello. Guardavo le case lungo le rive, la vita che scorreva accanto all’acqua, e quella sensazione profonda di serenità che sembrava abitare le anime delle persone di questi luoghi.
Un Paese che merita di più
Il Myanmar è uno dei Paesi dove vorrei tornare più spesso. Purtroppo la situazione politica degli ultimi anni ha reso tutto molto più complicato. Il Paese che avevo conosciuto stava lentamente aprendosi al mondo, con una curiosità reciproca tra visitatori e popolazione locale che rendeva il viaggio ancora più intenso.
Oggi quella apertura si è interrotta.
Questo Paese merita molto di più della storia difficile che sta attraversando. La sua cultura è profonda, la sua gente incredibilmente dignitosa, e chi ha avuto la fortuna di attraversarla sa che dietro quelle pagode dorate e quelle strade polverose esiste un mondo che continua a resistere.
Non vedo l’ora che un giorno si possa tornare a percorrere serenamente quelle strade, salire su quei treni sgangherati, fermarsi nei villaggi lungo la via e continuare a incontrare quei sorrisi che, ancora oggi, restano tra i più memorabili che abbia mai incrociato in viaggio.
Esperienze d’autore: cosa non perdere secondo me durante un viaggio in Myanmar.
L’anima dorata di Yangon: Quasi sicuramente il vostro viaggio inizierà da qui. Perdetevi tra le strade dal fascino coloniale decadente e fermatevi a chiacchierare con la gente. Non perdetevi la Shwedagon Pagoda, l’imponente e luccicante cuore spirituale del Paese. E se volete uno spaccato di vita vera, salite sul treno della ferrovia ad anello (il Circular Train) e scendete alla stazione che vi ispira di più… qualcosa di interessante capiterà di sicuro!
La magia immortale di Bagan: Sulle sponde del fiume Irrawaddy si trova l’antica capitale, con le sue migliaia di templi, stupa e monasteri di mattoni rossi che spuntano dalla giungla. Assistere all’alba ai templi di Bagan è un’esperienza che vi penetrerà nell’anima (alcuni scelgono di farlo in mongolfiera: un’opzione costosa, ma irripetibile).
Il mondo sull’acqua del Lago Inle: A 900 metri d’altezza, circondati dalle montagne, scoprirete la cultura delle minoranze etniche locali. Qui vivono i pescatori dell’etnia Intha, celebri per il loro stile unico di remare con una gamba sola: uno dei paesaggi più fotogenici di tutta l’Asia. Se amate camminare, il trekking di 3 giorni da Kalaw per raggiungere il lago è un’avventura splendida.
Le antiche capitali di Mandalay: Mandalay non è seconda a nessuno. Oltre alla città stessa, esplorate i dintorni perdendovi tra le ex capitali di Amarapura e Sagaing, e camminate al tramonto sul meraviglioso U Bein Bridge, il ponte in legno di teak più lungo del mondo.
Lentezza sul fiume: Prendete la barca per navigare da Mandalay a Bagan. Se avete tempo (e pazienza!), scegliete la “barca lenta”, dove la gente del posto sale e scende a ogni piccolo villaggio trasportando merci di ogni tipo. È un viaggio lungo, ma autentico.
Il profondo Sud: Affittate uno scooter e andate a esplorare le lussureggianti campagne e le montagne carsiche del sud, attorno a Hpa An e Mawlamyine.
L’obiettivo sempre pronto: Il Myanmar è il paradiso assoluto per i fotografi. A ogni angolo c’è una scena di vita o un ritratto da catturare. Se per un attimo vi sembra che non ci sia nulla di interessante, aspettate 5 minuti: qualcosa attirerà sicuramente la vostra curiosità.
Alcune notizie sul Myanmar
Capitale del Myanmar: Naypyidaw
Popolazione: 54.5 milioni ab.
Lingua ufficiale: Birmano
Moneta locale: Kyat
Prefisso Internazionale del Myanmar: +95
Visto e Sicurezza – ATTENZIONE (Aggiornamento 2026): Ottenere il visto elettronico (e-Visa tramite il sito ufficiale evisa.moip.gov.mm) è tecnicamente possibile, ma i viaggi turistici in Myanmar sono attualmente e fortemente sconsigliati a causa dei gravi conflitti armati interni. Molte zone, incluse alcune di quelle citate, potrebbero essere inaccessibili o estremamente pericolose. Il passaporto deve avere 6 mesi di validità.
Connessione e Trasporti: Acquistare una SIM locale (come MPT) un tempo era facilissimo. Oggi, le telecomunicazioni e internet sono soggetti a forti censure, blocchi improvvisi da parte del governo e frequenti blackout elettrici. Il Wi-Fi negli hotel c’è, ma è lento e instabile.
N.B. Controllate SEMPRE e rigorosamente le avvertenze del vostro Ministero degli Esteri (es. “Viaggiare Sicuri” per l’Italia) prima di prendere in considerazione un viaggio in Myanmar di questi tempi!
Ho scritto un articolo con più dettagli riguardante le mete e cosa visitare durante un viaggio in Myanmar: Myanmar: cosa vedere!
Myanmar, quando andare?
Il clima birmano è dettato dai monsoni:
La stagione ideale (Novembre – Febbraio/Marzo): È il periodo migliore in assoluto per viaggiare. Il clima è secco e le temperature sono sopportabili.
La fornace (Marzo – Maggio): Il Paese diventa letteralmente caldissimo e arido, visitare i templi nelle ore centrali della giornata è quasi impossibile.
La stagione delle piogge (Maggio – Ottobre): I monsoni colpiscono duro. Tuttavia, un’ottima idea per chi non teme gli acquazzoni è viaggiare tra Settembre e Ottobre: in questi mesi le piogge iniziano a calare, l’aria diventa limpidissima e la Birmania si accende di un verde spettacolare.
















